Instabilità cronica di caviglia | Riabilitazione Fisiogroup Perugia

Cos’è l’instabilità cronica di caviglia (CAI)
Attualmente non esiste una standardizzazione riguardo la definizione, criteri di inclusione e fattori contribuenti allo sviluppo dell’instabilità cronica di caviglia (CAI).
Secondo l’International Ankle Consortium, la CAI è un termine utilizzato per classificare un soggetto con i seguenti segni e sintomi:
- una storia di almeno una distorsione significativa (ovvero con segni infiammatori e interruzione dall’attività fisica e lavorativa per almeno 24 ore);
- episodi di cedimenti ricorrenti (episodi di inversione incontrollata della caviglia);
- dolore persistente;
- distorsioni frequenti;
- sensazione di instabilità percepita (1).
Può manifestarsi come un’instabilità meccanica e/o funzionale.
La prima si riferisce alla lassità legamentosa dell’articolazione residua dopo distorsioni o microlesioni; la seconda, viene riferita dal paziente come sensazione di “cedimento” della caviglia, spesso senza l’esistenza di lassità legamentosa, a cui è attribuita una compromissione della propriocezione, forza, controllo neuromuscolare, in assenza di instabilità meccanica.
Queste due forme possono coesistere, oppure presentarsi indipendentemente l’uno dall’altro (2).
Cause principali dell’instabilità cronica di caviglia
I principali fattori di rischio per lo sviluppo di CAI si distinguono in intrinseci ed estrinseci.
Tra i fattori intrinseci rientrano la storia di precedenti distorsioni, la giovane età, un BMI elevato, deficit di equilibrio posturale dinamico, ridotta mobilità in dorsiflessione, deficit propriocettivi, alterata integrazione sensoriale, oltre a caratteristiche anatomiche e fattori psicologici.
Tra i fattori estrinseci invece sono stati identificati il tipo di sport praticato (in particolare basket, calcio e pallavolo), le caratteristiche dell’ambiente di gioco e l’assenza di dispositivi di protezione come tutori, che sembrano diminuire il rischio di recidive (3,4).
Trattamento fisioterapico
La fisioterapia è il trattamento principale per l’instabilità cronica di caviglia ed è caratterizzato da vari approcci, tra cui:
- terapia manuale (mobilizzazioni articolari nelle varie direzioni, soprattutto in dorsiflessione che risulta essere il movimento più limitato)
- esercizi di rinforzo muscolare dei muscoli del piede e della caviglia,
- esercizi propriocettivi e di controllo neuromuscolare per migliorare la risposta sensoriale
- esercizi di equilibrio statico e dinamico
- esercizi di controllo neuromuscolare
- rieducazione al gesto sportivo
Questi approcci mirano a ripristinare la stabilità dell’articolazione, ridurre il dolore, migliorare la funzionalità nei vari contesti, ma soprattutto ridurre il rischio di recidive.
Valutazione funzionale e ritorno all’attività sportiva
Per monitorare i progressi del paziente, per un possibile ritorno allo sport, è importante utilizzare test e questionari come:
–Test di forza dei muscoli stabilizzatori della caviglia
– Star Excursion Balance Test (SEBT) è uno degli strumenti più affidabili per valutare la stabilità, in quanto valuta l’equilibrio dinamico e la capacità di controllo neuromuscolare durante movimenti multidirezionali su un solo arto. Il soggetto si posiziona su un arto mentre con l’altro esegue un movimento di reach in più direzioni. Nei soggetti con CAI si osservano distanze significativamente inferiori, soprattutto nelle direzioni antero-mediale e postero-mediale, indicando una difficoltà nel mantenere la stabilità durante movimenti complessi.
– Single-Leg Hop Test: va a valutare la capacità di saltare su una gamba e indica la stabilità dinamica della caviglia.
– Y-Balance Test: è utilizzato per valutare la capacità di stabilizzazione della caviglia durante movimenti complessi e dinamici.
– Foot and Ankle Ability Measure (FAAM), il Cumberland Ankle Instability Tool (CAIT) e il Foot and Ankle Disability Index (FADI/FADI-sport) sono questionari funzionali utilizzati per valutare l’aspetto soggettivo del paziente. Il FAAM va a misurare l’impatto delle patologie della caviglia nella vita quotidiana; più sono elevati i punteggi nel FAAM migliore è la funzionalità auto-riferita. Il CAIT misura l’instabilità soggettiva della caviglia e permette di rilevare il livello di disabilità percepita nei soggetti con CAI. Il FADI e FADI-sport vanno a valutare la disabilità e le limitazioni funzionali percepite, rispettivamente nella vita quotidiana e nelle attività sportive.
La combinazione di questi strumenti consente di integrare la dimensione oggettiva e soggettiva della funzione, fornendo una valutazione più completa nei soggetti con CAI.
Conclusione
In conclusione, si può dire che la CAI è una condizione, che se non trattata correttamente, risulta essere invalidante per la vita e l’attività sportiva.
Grazie ad un approccio mirato e personalizzato è possibile recuperare la funzionalità e ridurre il rischio di recidive.
FAQ sull’instabilità della caviglia
1️⃣ Quanto tempo serve per recuperare da un’instabilità cronica?
Dipende dalla gravità e dalla costanza del trattamento. In media, un percorso riabilitativo completo richiede 6-8 settimane.
2️⃣ Posso fare sport con la caviglia instabile?
Solo dopo aver recuperato il controllo neuromuscolare. Allenarsi senza stabilità può aumentare il rischio di recidiva.
3️⃣ È utile il kinesio taping?
Sì, se applicato correttamente, può migliorare la percezione articolare e ridurre il rischio di cedimenti.
4️⃣ Gli esercizi a casa funzionano?
Assolutamente sì, se impostati da un fisioterapista e svolti con regolarità.
5️⃣ Quando serve la fisioterapia?
Sempre dopo una distorsione moderata o grave, o se la caviglia continua a “cedere” dopo mesi.
6️⃣ Si può prevenire l’instabilità di caviglia?
Sì: allenando equilibrio, forza e controllo motorio, anche in assenza di sintomi.
Fisioterapista
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Laurea in fisioterapia, Orthopedic Manipulative Physical Therapist (OMPT). Master di I livello in riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici e reumatologia.
BIBLIOGRAFIA
- Delahunt E, Coughlan GF, Caulfield B, Nightingale EJ, Lin CWC, Hiller CE. Inclusion criteria when investigating insufficiencies in chronic ankle instability. Med Sci Sports Exerc. 2010;42(11):2106–21.
- Gutierrez GM, Kaminski TW, Douex AT. Neuromuscular Control and Ankle Instability. PM and R [Internet]. 2009;1(4):359–65. Available from: http://dx.doi.org/10.1016/j.pmrj.2009.01.013
- Thompson C, Schabrun S, Romero R, Bialocerkowski A, van Dieen J, Marshall P. Factors Contributing to Chronic Ankle Instability: A Systematic Review and Meta-Analysis of Systematic Reviews. Vol. 48, Sports Medicine. Springer International Publishing; 2018. p. 189–205.
- Delahunt E, Remus A. Risk factors for lateral ankle sprains and chronic ankle instability. J Athl Train. 2019;54(6):611–6.